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Vivere a Crespadoro

Cenni Storici

 

L'ORIGINE DEL NOME
Si presume che la sua radice si identifichi con quella di Crespanum o Crespigna.
Alcune idee della gente del posto sull'origine del nome:
"Cava d'oro", in quanto vi si trovava una galleria da dove si estraeva il prezioso metallo;
"Creste dorate" dal sole nelle splendide mattinate d'inverno;
"Lavorazione del crespo" poichè gli abitanti della zona erano in gran parte pastori
Altri aggiungono che la prima parte del nome deriva da "crispa" (terreno un po' ondulato) mentre la seconda parte "d'oro" da terreno soleggiato.
Per il toponimo attuale pochi i passaggi documentati: Crespador e prima ancora Crespatorio.

 

PREISTORIA
Reperti archeologici che stanno affiorando sulla Purga di Durlo riportano a periodi storici ben lontani. Pure i monti che sovrastano Marana hanno restituito vestigia di epoche romane, sede di guarnigioni a guardia delle valli, così come Fraselle (ant. Faraselle) per i Longobardi.
Nota l'antica leggenda del vitello d'oro localizzato al Colle del Basto (Campetto) e ricco l'ambiente di memorie relative all'oro. Non per nulla il nome Crespadoro. Già la chiesa arcipretale del capoluogo è ritenuta anteriore al mille. La vicina Bolca dei fossili, bene in vista dalla piazza, manda bagliori addirittura primordiali.

 

STORIA
E' accertato il frequente insediamento di popolazioni germaniche, tra cui ultimo e più noto quello dei cosiddetti "Cimbri" poco dopo il Mille, fedeli sudditi degli Scaligeri e della Serenissima, vigili custodi della Via Vicentina che da secoli collegava a Trento e quindi al Tirolo e ai Paesi del Nord attraverso questi monti. Di costoro, oltre ai documenti storici, rimangono vivi toponimi ed espressioni lessicali d'uso.
Su questo territorio hanno faticato contemporaneamente per secoli due Comuni: Durlo con Campodalbero ad Ovest, Crespadoro con Marana ad Est, unificati nel 1815.
La zona è vissuta a lungo autarchicamente di pastorizia, di bosco, terra e silenzio, chiusa in se stessa per sua naturale posizione fino alla prima guerra mondiale quando le strade militari di retrovia hanno tracciato la prima funzionale viabilità. Va ricordato che le stesse frazioni sono state unite al capoluogo con strade carrozzabili solo fra il 1917 e il 1922.
Il territorio è venuto avanti nella tradizione agricola generale, subendo povertà, avversità e vessazioni di nobili casate della provincia.

 

OGGI
Paese capoluogo e Comune, con le frazioni di Durlo, Marana e Campodalbero, confinante con il veronesi Vestenanuova e Selva di Progno e con Ala di Trento al Passo della Lora. Chiude a nord la Valle del Chiampo con la nota Catena della Tre Croci, parte delle Piccole Dolomiti, nell'estremo est della Lessinia. Territorio vasto, ma poco abitato perché montano. Il nome lo lega all'oro per vecchie leggende e tradizioni che arrivano ai tempi più recenti; ne hanno scritto eminenti studiosi nazionali e stranieri. Il territorio, pure con tracce più antiche, si è popolato con una più insistita migrazione germanica (i cosiddetti cimbri, in realtà bavaresi) agli albori del secondo millennio che hanno lasciato a Marana l'oratorio primitivo di S. Pandolpho, a Crespadoro quello di S. Vulfgang e segni di comune appartenenza lungo il percorso migratorio (Folgaria, Asiago, Piccole Dolomiti, Lessinia) con le chiese di S.Margherita (venerata fra gli anglosassoni) a Rotzo, Rovegliana, Durlo, Roncà, Boscochiesanuova, oltre a una insistita toponomastica sparsa sul territorio che gli studiosi collegano all'alto tedesco del 1200. Da antica tradizione la Mostra¬ mercato dei Corgnoi in Dicembre. Di singolare valore il fenomeno della locale scultura popolare. Il capoluogo, pure nella sua limitata popolazione che non supera le 1500 persone, ha tutti i servizi sociali, civile e religiosi, a cui la modernità aspira, comprese scuole, caserma cc., servizio forestale, banche, sale riunioni, museo, percorsi sportivi e paesaggistici. (a cura di Rino Mecenero).



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